
Cenni sull’approccio biologico. In Italia è in vigore la normativa europea sull’agricoltura biologica (regolamento CEE 2092/91), nella quale sono descritte sia le tecniche di coltivazione, sia i prodotti fertilizzanti e antiparassitari ammessi nella gestione biologica del vigneto. Fino al 2011 la certificazione biologica riguardava solo le uve, dunque da un punto di vista normativo in Italia il vino biologico non è mai esistito, in quanto non esisteva una normativa europea sulla vinificazione biologica; a livello di legge si è dunque solo parlato di “vino ottenuto (o prodotto) da uve da agricoltura biologica” e non di “vino biologico”. L’8 marzo 2012 l’Unione Europea ha varato la nuova legge sul vino biologico (Regolamento di esecuzione n. 203/2012), che, a partire dalla vendemmia 2012 permette l’uso del termine “vino biologico” in etichetta, oltre al logo biologico dell’Ue (“Euro-leaf”) e a quello dell’organismo di certificazione.
Dal punto di vista pratico-operativo, ad oggi lo zolfo è l’unica sostanza ammessa in agricoltura biologica pienamente efficace per il controllo dell’oidio. La legge non impone limiti al suo utilizzo. Pur non essendo un elemento particolarmente inquinante e pericoloso, lo zolfo è fitotossico per le piante quando somministrato in dosi eccessive e nelle ore più calde del giorno. E’ inoltre tossico per alcuni insetti utili e soprattutto per i microrganismi che vivono sulla parte epigea della vite. Non tende ad accumularsi nel suolo in quanto viene dilavato dalle acque piovane verso le falde e i corsi d’acqua (ma questo è un bene?). Il suo utilizzo può essere solo limitato dall’associazione con altri formulati ammessi in agricoltura biologica (alcuni dei quali stentano ad imporsi sul mercato per ragioni di normative, economiche e commerciali), rimane dunque un elemento fondamentale per la difesa contro l’oidio.
Il rame è invece l’arma di difesa contro la peronospora della vite. Ad ogni somministrazione, il rame si accumula facilmente nel suolo in quanto si lega alla sostanza organica e ai colloidi. La sua presenza nel terreno crea problemi di tossicità per le piante, riduce notevolmente l’attività biologica del suolo (dunque l’apporto naturale di elementi minerali al terreno) ed è particolarmente dannoso nei confronti dei lombrichi (miglioratori di struttura). E’ tossico anche per gli Insetti utili (coccinellidi, imenotteri tranne le api, crisope). Per tali ragioni la normativa vigente ne limita l’utilizzo a 30kg/ettaro ogni 5 anni (sostanzialmente 6kg di rame metallo/ettaro/anno). E’ dunque principalmente il rame l’elemento che, se pur naturale, impedisce alla viticoltura biologica di essere veramente bio.
Cenni sull’approccio biodinamico. Questa filosofia nasce da un “corso di agricoltura” tenuto nel 1924 da un filosofo austriaco nato nel 1861, Rudolf Steiner. All’età di 63 anni, pur non essendo un esperto della materia, Steiner tenne una serie di otto lezioni intitolate “impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura”. In questo convegno si parla di “forze cosmiche”, “forze spirituali” ed “energie astrali” che, impregnando il nostro mondo e la nostra essenza fisica, hanno influenza diretta anche nei confronti dell’agricoltura e della fertilità del suolo. Molta importanza viene anche data alla posizione dei pianeti, alla luna e allo zodiaco. L’agricoltura biodinamica è dunque un approccio che crede nelle “energie vitali” infuse nella materia inanimata, i cui benefici si concentrano principalmente da un lato nella valorizzazione della fertilità del suolo e dall’altro nei processi metabolici e di crescita della vite legati al sole. La difesa dalle malattie in agricoltura biodinamica si esegue principalmente mediante opportune pratiche agronomiche, integrate dalla distribuzione mirata di rame e zolfo contro peronospora e oidio.
Alcuni esempi pratici. Supponiamo che abbiate dei topi che volete scacciare. Steiner consiglia di catturate un topo abbastanza giovane, spellarlo quando Venere è nel segno dello Scorpione, bruciare la pelle e distribuire le ceneri su tutto il campo per attivare le forze negative nei confronti della capacità riproduttiva del topo. Per quanto riguarda i “preparati” che stimolano la terra e la vita al suo interno, il più importante è il “preparato 500” o Cornoletame. Consiste in letame di vacca messo in un corno di vacca, possibilmente che abbia già partorito una volta, seppellito e lasciato fermentare durante l’inverno. Viene disseppellito nel periodo pasquale. La sua distribuzione avviene dopo aver effettuato la fondamentale operazione di miscelazione e dinamizzazione con acqua tiepida di sorgente, pozzo o piovana. Tale operazione ha una durata di circa un’ora e può essere effettuata sia manualmente che tramite macchine speciali. Le quantità di preparato usate per un ettaro di terra vanno da 80 grammi a 250, a seconda della qualità del preparato. Tramite queste procedure, Steiner pensa di avere accesso direttamente al mondo delle forze spirituali, non è interessato ai rapporti di causa ed effetto del mondo fisico perché pensa che le forze del mondo spirituale agiscano direttamente nel mondo fisico.
Il nostro approccio: Il (bio)aiuto maggiore lo fornisce come sempre la natura: il vento, l’insolazione e la bassa piovosità, sono infatti le migliori armi di difesa contro le malattie della vite; è soprattutto per questo che si parla di zone più o meno vocate per la viticoltura. Un altro importantissimo (bio)aiuto deriva dalle scelte dell’uomo derivanti dallo studio continuo dell’agronomia e della viticoltura. Le piante vanno curate ed accudite come gli esseri umani, bisogna capire il loro linguaggio (quando la vite non sta bene comunica con l’uomo creando sulle foglie macchie di forma e colore diversi a seconda del sintomo) ed allevarle dando priorità al loro stato di salute piuttosto che alla produzione forzata di uva. Se un essere umano lavora il giusto, mangia correttamente, fa esercizio fisico e vive senza stress, ha più probabilità di essere sano e felice; la stessa cosa vale per la vite. Dunque basse rese in uva (0,6-1,2kg per pianta a seconda della varietà e della microzona), dieta equilibrata e corretto equilibrio vegetativo. Come però si ammalano gli esseri umani, si possono ammalare anche le viti e va quindi individuata la cura più adatta, possibilmente ecosostenibile.
Per quanto riguarda la difesa, da parecchi anni studiamo e sperimentiamo in azienda metodologie di lavoro che ci permettono di vinificare uve esenti da zolfo, rame, sostanze di sintesi e, più in generale, da qualsiasi traccia di elemento nocivo per la salute dell’uomo. Non utilizziamo prodotti preventivi alla malattia. In presenza dei primi sintomi o delle effettive condizioni di sviluppo del patogeno valutiamo l’incubazione (periodo di tempo tra la “nascita” del microrganismo dannoso e il danno effettivo sulla vite) e interveniamo quando raggiungiamo l’80% di tale intervallo. Fino all’annata 2008, siamo ricorsi a prodotti tradizionali non classificati in associazione a rame e zolfo, in considerazione del fatto che non sempre che ciò che è naturale non inquina (il rame inquina, il petrolio inquina, …). Dall’annata 2009 siamo ricorsi a prodotti tradizionali solo in caso di eventi eccezionali di particolare gravità, ma mai a grappolo formato. Abbiamo inoltre effettuato il primo tentativo di approccio biodinamico mediante somministrazione del preparato 500. Dall’annata 2012 abbiamo intrapreso la sperimentazione per eliminare qualsiasi prodotto inquinante dalla vigna, sia di tipo tradizionale che biologico, destinando alla ricerca un campo prova di 0,2 ettari. Per legge siamo obbligati ad effettuare un trattamento insetticida contro lo Scaphoideus titanus, l’Insetto vettore della Flavescenza dorata. In previsione della campagna 2013 abbiamo chiesto l’esenzione dal trattamento insetticida in quanto non crediamo rappresenti la soluzione del problema, ed è inoltre in contrasto con l’approccio biodinamico che costituisce ormai la base del nostro lavoro in vigna; la richiesta è stata respinta. Non sono mai stati utilizzati diserbanti .
Di seguito l’elenco dei prodotti impiegati in vigna nella campagna 2013:
· Zolfo puro (esente da selenio)
· Zolfo in polvere (di miniera)
· Idrossido di rame
· Microrganismi (Ampelomices quisqualis, Bacillus amyloliquefaciensis)
· Piretro
· Resina di pino
· Humus autoprodotto
· Letame bovino
· Preparati ed essenze biodinamici
· Frequenze elettromagnetiche diffuse attraverso la materia (solo campo prova)
· Onde sonore (frequenza alfa)